11 aprile 2019

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Anna Lisa Bonfranceschi

La proteina che rigenera i nervi dell'occhio

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All'inizio della storia c'erano embrioni di polli e laboratori casalinghi rimediati. Alla fine una molecola rivoluzionaria, frutto della migliore ricerca biotecnologica, in buona parte italiana, che avrebbe cambiato la vita di pazienti con una rara malattia agli occhi, la cheratite neurotrofica.
Perché a voler ripercorrere la storia che ha portato al primo farmaco a base del fattore di crescita nervoso Nerve Growth Factor, dovremmo arrivare fino agli anni Quaranta del secolo scorso. All'epoca risalgono gli studi di Rita Levi Montalcini sul sistema nervoso degli embrioni di pollo, in quei laboratori allestiti durante gli anni bui della seconda guerra mondiale. Quelle ricerche avrebbero portato di lì a qualche anno a identificare l’Ngf, una proteina che aiuta la crescita e la sopravvivenza dei neuroni.
Quello che l'Ngf fa contro la cheratite neurotrofica è riparare ciò che è andato storto nella malattia. «La cornea è uno dei tessuti più innervati del corpo» racconta Reza Dena, esperto di problemi alla cornea e infiammazione agli occhi della Harvard Medical School: «La cheratite neurotrofica si ha quando questi nervi non funzionano a dovere o sono danneggiati, e a secondo del grado di interessamento si osservano modifiche anatomiche in base alle quali si classifica la gravità della malattia».
Il danno può essere moderato, quando tutto quello che si osserva è una superficie irregolare al posto di quella liscia tipica della cornea, o più severo, quando il tessuto più esterno, l'epitelio, viene perso.
Peggio ancora quando la cornea stessa comincia ad assottigliarsi, sono interessati gli strati più interni e possono comparire ulcere e perforazioni: «Se gli stadi lievi e moderati sono i più comuni, quelli più gravi sono piuttosto rari», spiega Dena. Tanto che la malattia interessa meno di 5 persone su 10 mila. Che spesso sperimentano sintomi subdoli, poco accentuati, che passano inosservati mentre il danno si accumula.
A volte la visione può diventare offuscata, per colpa dell'epitelio che diventa irregolare odi piccole cicatrici, ma il danno può peggiorare fino a portare alla perdita della vista.
Le cause che possono danneggiare i nervi della cornea sono tante e diverse: infezioni, spesso collegate ai virus dell'herpes, ma anche interventi chirurgici e traumi, ustioni chimiche o fisiche, abuso di lenti a contatto. «Fino all'arrivo del farmaco a base di Ngf non avevamo molto da offrire a questi pazienti, se non trattamenti sintomatici come lacrime artificiali per lubrificare e rendere la superficie della cornea più regolare, o antiinfiammatori, quali steroidi per sopprimere l'infiammazione o ancora lenti a contatto per permettere alle cellule di crescere».
Tutti questi trattamenti però colpivano solo gli effetti collaterali della malattia, non prendevano di mira l'origine della cheratite. Come invece fa l'Ngf nel collirio della Montalcini, come è stato ribattezzato.
La proteina contenuta nel farmaco è analoga a quella prodotta nell'uomo, ma l'officina di produzione sono i batteri, grazie alla biotecnologia italiana, quella del centro di ricerca e produzione della farmaceutica Dompé dell'Aquila.
«La somministrazione dell'Ngf permette ai nervi di ricrescere, e così facendo questi forniscono supporto anche perla guarigione di altri tessuti oculari, come quelli dell'epitelio di superficie», riprende Dena. Ma se da una parte è vero che il farmaco è in grado di far regredire la malattia sul lungo termine, dice l'esperto, non sappiamo se e in che misura la cornea può tornare normale.
Dopo la cheratite neurotrofica però l'Ngf potrebbe rivoluzionare il trattamento di altre patologie dell'occhio, come l'occhio secco, la retinite pigmentosa, la retinopatia diabetica o il glaucoma. «Abbiamo bisogno di studi - conclude lo studioso - perché diverse fibre nervose in diversi compartimenti dell'occhio potrebbero in teoria rispondere in maniera diversa».

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