5 giugno 2021

Sole 24 Ore

Sergio Dompé - Chair della task force Health e Life Sciences del B20

La lezione del Covid per progettare nuove politiche sanitarie

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La dichiarazione di Roma presentata lo scorso 21 maggio al Global Health Summit è un passo avanti nel ripensamento della salute globale. La cooperazione multilaterale e le azioni congiunte pubblico-privato sono state identificate come punti chiave per prevenire future crisi sanitarie. Il presidente del Consiglio e del G20 Mario Draghi e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno esortato istituzioni, comunità scientifica, società civile e imprese a collaborare per migliorare la sicurezza sanitaria globale, facendo tesoro dell'esperienza maturata durante la pandemia. Come espressione del settore privato dell'industria della salute, la task force Health e Life Sciences del B20 ha accolto con interesse l'annuncio di un forum annuale sulle politiche sanitarie per dialogare con tutti gli stakeholder. Riteniamo però importante evitare di ricorrere a slogan, come quelli sulla sospensione dei brevetti.

Non è il momento di proporre soluzioni semplicistiche che peraltro non sarebbero risolutive. Il solo brevetto non è sufficiente per mettere sul mercato farmaci come i vaccini anti-Covid, la cui produzione richiede know-how e capacità tecnologiche che non sono nel brevetto. Un vaccino ad Rna è un farmaco biologico molto sofisticato che contiene oltre 200 componenti provenienti da 19 Paesi. Queste produzioni richiedono supply-chain complesse e investimenti produttivi non immediatamente trasferibili in Paesi a basso reddito che oggi ne sono deficitari.

Questi impianti necessitano di biologi, tecnici, operai, manutentori ad alta specializzazione. La comprensione di questa complessità è la chiave per rafforzare il modello che ha portato a un risultato così straordinario: un lavoro di squadra da mettere a sistema per ottenere successi analoghi in altri ambiti critici per la salute globale. Non capitalizzare la lezione imparata durante il Covid, fatta di velocità organizzativa e semplificazione regolatoria, è un lusso che non ci possiamo permettere. È stata la collaborazione fra comunità scientifica, aziende farmaceutiche, filiere produttive, organizzazioni internazionali e governi a consentire di raggiungere un risultato senza precedenti: 2,2 miliardi di dosi entro maggio di un farmaco che 10 mesi fa non esisteva,11 miliardi entro fine anno, frutto di oltre 200 trial clinici e 300 collaborazioni industriali.

La lezione più importante del Covid è però che altri grandi killer potrebbero essere curati più efficacemente se applicassimo lo stesso approccio utilizzato per sviluppare i vaccini. Oggi molte altre crisi sanitarie rischiano di esplodere. Penso alle patologie cardiologiche e cancro, per i quali milioni di pazienti hanno dovuto rallentare o trascurare diagnosi e cure durante la pandemia. Solo in Europa, secondo la European Cancer Organization, nell'ultimo anno si sono accumulati un milione di casi di tumore non diagnosticati. Nel 2020 in Italia, secondo lqvia, le principali patologie respiratorie e cardiometaboliche hanno segnato un calo delle diagnosi (-13%), dell'inizio di nuovi trattamenti (-10%), delle visite specialistiche (-31%) e delle richieste di esami (-23%).

Anche in ambito oncologico si è osservata una contrazione nell'accesso a diagnosi e cure: nel 2020 sono state fatte 30mila diagnosi di tumore in meno rispetto al 2019. Stiamo uscendo dalla pandemia, ma siamo alle soglie di una crisi ben più grande sul fronte sanitario, che rischia di avere conseguenze pesantissime. È in questo contesto che come B20 esortiamo i governi del G20 a investire in innovazione, a puntare sulla condivisione dei dati e sull'utilizzo di tecnologie digitali e sulle scienze della vita, rimuovendo gli ostacoli al commercio globale con standard e regole condivise per il sistema della salute.

Chiediamo di intensificare la collaborazione con il mondo industriale per aumentare l'investimento in innovazioni legate alla salute, anche attraverso benefici fiscali e accelerazione dei processi di approvazione. Un altro aspetto chiave per rilanciare la salute globale è la transizione verso una value-based healthcare, che non sia volta a compensare il volume delle cure erogate, mala loro qualità. In linea con l'obiettivo del B20, la nostra task force sta lavorando a una serie di raccomandazioni che porteremo al prossimo G20 di ottobre, per aiutare i governi a impostare le nuove politiche sanitarie dell'era post Covid e fronteggiare al meglio l'urto delle sfide future.

Anche attraverso l'approccio one health, che vede la salute umana come parte di un ambiente più resiliente. La stagione in cui stiamo entrando, con pacchetti di stimolo in tutto il mondo, è un'occasione irripetibile. I Paesi che sapranno coglierla potranno accelerare la transizione verso sistemi sanitari più sostenibili ed efficaci. Ma perché accada è necessario che governi, ricercatori e imprese lavorino in sinergia, rendendo permanente l'accelerazione innescata dal Covid.

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