11 agosto 2021

Il Centro

Intervista a Davide Polimeni - La sfida della Dompé: «Ridiamo centralità alla medicina locale»

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Polimeni: «Il Covid ha stravolto la filiera delle cure primarie ma le farmacie e i medici del territorio sono tornati cruciali»

Il responsabile del settore cure primarie fissa l'obiettivo: «Vogliamo ridare importanza al dialogo tra paziente, medico e farmacia. La pandemia nasconde opportunità»

II Covid ha cambiato tutto il mercato farmaceutico, anche quello dei prodotti non direttamente legati alla pandemia. Davide Polimeni, chief commercial officer primary care di Dompé farmaceutici, con sede all'Aquila, spiega come le aziende del settore reagiscono alla nuova sfida.

Com'è cambiato il mercato dell'assistenza sanitaria primaria per effetto della pandemia? E quanto ritiene che questi cambiamenti siano qui per restare?

«La difficoltà di accesso alle cure primarie durante la fase più acuta dell'emergenza Covid ha cambiato il rapporto tra paziente, medico, farmacia e ospedale, facendo emergere l'importanza della medicina di territorio. Questo porta a rivedere il modello di assistenza, anche grazie a nuove opportunità di comunicazione e scambio in un flusso digitale che spazia dalla telemedicina ai video-consulti, e riconosce un ruolo centrale alla farmacia, fondamentale hub di servizio sul territorio. La pandemia ha fatto emergere più domande che risposte, e ora si sta ragionando di trasferire pezzi della filiera della salute dall'ospedale verso la farmacia e la medicina generale. Ciò che rimarrà come eredità strutturale del Covid è la centralità del sistema salute: tutti ci siamo accorti di quanto sia importante avere un sistema sanitario efficiente e ben organizzato».

In che modo Dompé risponde a questi cambiamenti di percezione, di struttura e di mercato?

«Come Dompé, nell'assistenza sanitaria primaria e specialistica manteniamo anzitutto la centralità dell'Italia, Paese in cui siamo una delle realtà più importanti dal punto di vista commerciale e produttivo, ma allo stesso tempo apriamo ai mercati internazionali per espandere la nostra geografia. L'azienda vuole dare centralità all'interlocuzione con medico, farmacista e paziente, proponendo risposte terapeutiche in aree come il trattamento del dolore e il cardio-metabolico dove abbiamo prodotti di riferimento e di punta, ma anche nella prevenzione, con un'innovazione continua. Un altro aspetto emerso con l'accelerazione digitale, indotta dalla pandemia, è a livello organizzativo, con la necessità di integrare nuovi profili in azienda. L'azione a livello di risorse umane parte dal digital marketing, elemento fondamentale per rispondere ai bisogni che la pandemia ha estremizzato».

Come si può trovare l'equillbrio tra Innovazione e trend dl mercato? Ossia tra lo sviluppare soluzioni di salute nuove e il rispondere alla domanda contingente?

«Il mercato farmaceutico nasce per rispondere ai bisogni di salute, e in Dompé l'innovazione è un elemento centrale e sostanziale, con un impegno ancora più intenso proprio con l'arrivo della pandemia. L'innovazione non è solo di prodotto ma anche nel modo di lavorare, nel modello organizzativo e nei processi: basta pensare alla piattaforma di supercalcolo intelligente Exscalate per la ricerca farmacologica, ma più in generale a tutto ciò che porta a essere più vicini ai bisogni di salute del paziente e all'evoluzione del mercato - che vanno di pari passo - tanto sulle cure primarie quanto per quelle specialistiche. Un esempio su tutti è il bisogno di spostare il concetto di salute dal trattamento terapeutico alla prevenzione, concentrandosi sul sistema immunitario ma anche su aree che vanno dal cardiologico al metabolico».

Perché il mercato della prevenzione e degli integratori sta cambiando, dal suo punto di vista? E come mai l'Italia emerge come uno dei paesi in cui il trend di crescita è più forte?

«Non c'è una fonte certificata che spieghi come mai l'esigenza di prevenzione sia così forte in Italia, ma siamo un paese in cui l'approccio al sistema salute e il modo di riconoscerne il valore è tra i più evoluti, con una tradizione ben precedente al 2020. Il mercato interno a fine 2019 valeva già 3,6 miliardi di euro l'anno, con oltre 28 milioni di prescrizioni per 10 milioni di italiani, con un tasso di crescita annuo previsto al 6% fino al 2026. La dinamica socio-demografica della polazione che invecchia si associa al bisogno di dare più vita agli anni, non solo più anni alla vita. Questa esigenza di migliorare la qualità del tempo si trasferisce nella nutraceutica e nell'integrazione, ambiti rilevanti su cui ci stiamo impegnando per introdurre l'approccio e la qualità di un'azienda farmaceutica».

Quando si parla di prodotti per la nutraceutica e l'integrazione alimentare c'è chi obietta che il limite intrinseco sia in termini dl evidenze scientifiche di efficacia: come risponderebbe nel caso del prodotti Dompé?

«Per tutte le questioni di salute poniamo l'accento sull'evidenza scientifica, pensando, costruendo e portando sul mercato proposte che siano validate scientificamente. Con gli integratori Bioritmon, per esempio, abbiamo adottato il nostro modello di lavoro e validazione su prevenzione immunitaria e metabolismo energetico. Sentiamo il bisogno di continuare a lavorare sulle evidenze scientifiche, con prodotti che nascono dall'accreditamento e dalla verifica supportata da studi. In questo momento la regolamentazione in ambito nutraceutico è ancora un po' labile, con barriere all'ingresso non elevatissime. Questo non è un vantaggio per l'azienda, che applica invece standard rigorosi, e nemmeno per il cittadino e il medico: per questo ci impegniamo a portare un approccio scientifico di rigorosa regolamentazione anche su quest'area, e crediamo che presto verranno recepiti standard analoghi a quelli farmaceutici. La prossima evoluzione non sarà quantitativa ma qualitativa: l'interazione costante tra medico, farmacista e paziente è decisiva all'interno di questo sistema, e anche l'approccio di comunicazione deve essere capace di trasferire il valore aggiunto dell'evidenza scientifica».

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