22 maggio 2021

Sole 24 Ore

Gerardo Pelosi

Dal G20 sul Covid il no ai nazionalismi sanitari per i vaccini

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Global Health Summit. Intesa fra Draghi e von der Leyen che presenterà al Wto la proposta europea: semplificare l'utilizzo dei brevetti nelle emergenze. La Dichiarazione di Roma: garantire accesso equo

Da Roma il richiamo ai Paesi più ricchi a superare l'egoismo dimostrato durante la pandemia

Il mondo non dovrà più essere colto di sorpresa da altre pandemie. Ma, soprattutto, i Paesi più ricchi non dovranno più manifestare il proprio egoismo verso le aree svantaggiate del mondo come è successo un anno fa con il Covid. La dichiarazione di Roma firmata ieri da tutti i partecipanti al Global Health Summit copresieduto dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen e dal premier italiano, Mario Draghi, impegna G7, G20 e organismi internazionali (Banca mondiale, Fondo monetario, Organizzazione mondiale del commercio) a garantire un accesso equo ai vaccini eliminando barriere alle esportazioni, liberalizzando i brevetti e garantendo le produzioni di vaccini. E arriva ancora una volta dall'Unione Europea (la più generosa o la "meno egoista" tra i Paesi ricchi) l'unica vera proposta operativa. La spiega così la presidente dell'esecutivo comunitario: «Ai primi di giugno - dice von der Leyen - l'Unione Europea presenterà alla Wto una proposta già discussa all'ultimo Consiglio Ue Commercio per una "terza via" sui brevetti che prevede tre elementi: agevolazioni alle esportazioni, sostegno a una maggiore produzione e utilizzo dei brevetti sulla base della dichiarazione di Doha per la proprietà intellettuale che prevede una cessione obbligatoria di licenze in situazioni eccezionali. E la pandemia è una situazione eccezionale». Non fa nulla per nascondere il suo ottimismo Mario Draghi che a fine conferenza stampa, quando i fotografi chiedono che si tolga la mascherina per la foto con von der Leyen, risponde mentre se la sfila: «Beh.. ancora no, tra un paio di mesi...». Nel chiudere i lavori che hanno visto tra gli altri gli interventi di Bill Gates, Mario Monti, Stella Kyriakides (Ue), Paolo Gentiloni e Tedros Ghebreyesus(Oms), Draghi ricorda però che «se c'è un'area del mondo che si è comportata meglio della media è stata proprio l'Ue. Abbiamo fatto - aggiunge - quello che era disponibile e necessario. Abbiamo esportato la stessa quantità di vaccini disponibili per i nostri cittadini mentre altri bloccavano le esportazioni. Qualcuno mi ha detto, non a Roma ma a Bruxelles, "stiamo morendo di esportazioni". Non una vita fa, un mese e mezzo fa». La Dichiarazione di Roma, precisa sempre Draghi, difende il sistema multilaterale degli scambi e, in particolare, il ruolo centrale del Wto. Draghi apprezza il fatto che gli Usa abbiano tolto tutte le loro barriere, offrendo la disponibilità di vaccini per il resto del mondo. Ma «la sincerità e la forza» degli impegni presi, secondo il premier, nasce proprio dal «desiderio di rimediare a ingiustizie e iniquità avvenute nel periodo più difficile, quando il ragionamento è stato chiudersi su se stessi. Ci sono state promesse, un piccolo Paese come l'Italia ha promesso 3oo milioni a Covax e ha offerto 15 milioni di vaccini. Ora non ho alcun dubbio che gli impegni presi verranno mantenuti». Ciò che preoccupa Draghi è anche la possibile «catastrofe all'orizzonte per i Paesi poveri che potrebbero essere schiacciati dal debito sovrano che si è aggravato con il Covid». È stato messo a punto con Fmi e Banca mondiale un pacchetto di aiuti per alleggerire il peso del debito, ma il problema dovrà essere affrontato anche al G7 e al G20. A dare voice all'industria Sergio Dompé, rappresentante del B20, il gruppo del G20 delle imprese. «Condividiamo - dice Dompé - l'idea che la salute sia da considerare un investimento e non un costo e siamo pronti a fare la nostra parte». Secondo Peter Sands, direttore esecutivo del Global Fund, «investire nei sistemi sanitari locali e comunitari in tutto il mondo è fondamentale per garantire la sicurezza sanitaria globale e combattere le epidemie». Più critico il mondo delle Ong. «A Roma- dicono Sara Albiani di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency - solo dichiarazioni di principio e qualche timido passo avanti, ma nessuna vera lezione appresa dagli errori commessi finora, che stanno costando tantissime vite».

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