January 21, 2021

Corriere della Sera

Alessandra Puato

L'iniziativa Borse di studio per giovani di talento. Un investimento di 2 milioni all'anno

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UN COCKTAIL DI COMPETENZE

Il decollo delle scienze della vita, Dompé sostiene l'alta formazione

Con la pandemia un effetto positivo c'è stato: è aumentato l'interesse per la ricerca biomedica e per le scienze della vita. E le nuove professioni saranno un mix di competenze, i confini fra le materie sempre meno definiti. «Abbiamo grandissima richiesta per bioingegneria e life science — dice Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano. Per il corso innovativo che portiamo avanti con Humanitas, "Ingegneria e medicina", oltre 450 domande per 50 posti disponibili. I dati sono promettenti anche perché l'occupazione è alta: nella sanità, nella ricerca, nell'industria. Ma ora che le famiglie hanno difficoltà di spesa, c'è sempre più bisogno di supporto privato agli studenti. Non possiamo permetterci di non dar fiato alle nuove generazioni». Per promuovere l'alta formazione universitaria nelle scienze della vita la Fondazione Dompé ha da poco stanziato due milioni all'anno, incrementabili, per borse di studio agli studenti meritevoli. «Vogliamo promuovere la conoscenza attraverso la formazione scientifica di giovani di talento, in un contesto multidisciplinare e internazionale —dice Nathalie Dompé, consigliere della Fondazione e figlia di Sergio che presiede Dompé Farmaceutici. In questo primo anno ci siamo concentrati sull'Italia, ma allargheremo l'esperienza a tutti i Paesi in cui siamo presenti, a partire dagli Usa». Le borse coprono le spese universitarie e, parzialmente, di mantenimento per tutto il percorso di studi. Finora ne sono state assegnate dieci a studenti preselezionati dalle università, in sette lauree magistrali. Altre quattro sono in cantiere. Gli accordi sono con cinque università: Humanitas-Politecnico di Milano; Statale di Milano e Bocconi; le Università degli Studi dell'Aquila e della Campania. Si aggiungono due borse, da assegnare, per dottorati alla Queen Mary di Londra e alla Sapienza di Roma con la Temple University di Philadelphia. Il programma si affianca a un'altra iniziativa di rilievo di Dompé. È l'avvio del test clinico per l'uso anti-Covid, nei pazienti positivi ma con pochi sintomi, di un farmaco generico in pillole: il Raloxifene, finora usato per l'osteoporosi. Il sostegno diretto agli studi segnala, in generale, un cambio di cultura aziendale. «Quando si parla di scienza — dice Nathalie Dompé — non si può prescindere dalla capacità di far dialogare, ad esempio, l'ingegnere con il medico e questo con il fisico o il matematico per lo sviluppo di un nuovo farmaco». Un modello interdisciplinare al quale i giovani rispondono. «Sono stati eccezionali, è un mondo diverso da quello che vediamo ogni giorno, vogliono fare qualcosa di importante — dice il professor Luigi Nicolais, membro del comitato scientifico della Fondazione Dompé, fondatore della startup Materias ed ex presidente del Cnr, che ha fatto le selezioni «è una generazione a cui dare fiducia». E risorse, chiaro. Non solo private, ma anche le pubbliche disponibili. «Il Recovery fund deve guardare a questo, non va sprecato — dice Nicolais —. Non si deve solo aumentare i ricercatori, ma anche aggiornare i laboratori, garantire un tutoraggio, trasmettere una mentalità applicata», per il trasferimento tecnologico che dall'idea porta all'industria: «Bisogna ridisegnare il futuro del Paese immaginando come sarà fra dieci anni». Evitando fughe di cervelli. Fra chi ha i laboratori più avanzati c'è l'Istituto italiano di tecnologia che con Dompé ha sviluppato una macchina robotica per la riabilitazione, partendo proprio dall'idea di un giovane. «Per attrarre i ricercatori servono laboratori all'avanguardia, ma anche un programma di carriera molto chiaro — dice Giorgio Metta, direttore scientifico dell'ut— Il Covid ha fatto capire quanto la ricerca sia importante, in un anno siamo arrivati al vaccino. Vuol dire che le tecnologie le abbiamo». Fra i progetti in crescita nelle scienze della vita, «quelli di tipo industriale e le tecnologie digitali». «Sincreticamente», certo, come direbbe Nathalie Dompé.

L'impegno Sette lauree magistrali e due dottorati

Dall'anno accademico 2020-2021, la Fondazione Dompé si impegna con 2 milioni di euro all'anno per promuovere l'alta formazione universitaria nell'ambito delle Life Sciences. II primo ciclo di borse di studio sostiene 7 lauree magistrali (Data Science Applicata, Molecular Biotechnology, Biomedical Omics, MEDTEC in Medicina e Ingegneria Biomedica, Economics and Management of Innovation and Technology, Data Science and Business Analytics e Economic and Social Sciences) e due dottorati di ricerca internazionali (Cornea on a Chip e Innovative Biotech solutions for Sense Organs Diseases) per tutto il percorso formativo. I centri coinvolti: Humanitas University in partnership con il Politecnico di Milano, Università di Milano, Università de L'Aquila, Università della Campania, Università Bocconi. Queen Mary University of London, Università Sapienza di Roma insieme alla Temple University di Philadelphia. A scegliere gli studenti secondo requisiti e di reddito è un comitato scientifico composto da Francesca Pasinelli, direttore generale di Fondazione Telethon, Luigi Nicolais, professore emerito alla Federico II di Napoli, Marcello Allegretti e Flavio Mantelli, rispettivamente Chief Scientific Officer e Chief Medical Officer di Dompé.

Studio Italia-Ue

II Covid? Si controlla con le pillole contro l'osteoporosi. È come «un'economia circolare della farmacologia — dice Marcello Allegretti, capo della Ricerca in Dompé —: si testa una molecola già impiegata per alcuni farmaci in modo da riutilizzarla per nuove malattie». II Covid 19, per esempio. È il caso del Raloxifene, farmaco generico in pasticche già usato contro l'osteoporosi. Dompé, capofila di un consorzio europeo con il progetto Exscalate4CoV, lo sta testando come cura per i malati di Covid con sintomi lievi, che abbiano avuto un tampone positivo. È partito lo studio clinico negli ospedali Humanitas a Milano e Bergamo, Spallanzani a Roma, Monaldi a Napoli. II farmaco dovrebbe essere disponibile contro il Covid dopo la primavera. L'ammissione allo studio è richiesta dal medico di base. A ogni paziente che partecipa viene consegnato un kit per misurare pressione, battiti, ossimetria, temperatura e un tablet per confrontarsi con i medici senza andare in ospedale. «Così a basso costo si possono curare i sintomi e tenere sotto controllo la carica virale in pazienti che rischiano di avere complicazioni — dice Allegretti —. È un approccio rivoluzionario che diventerà sempre più importante, per sfruttare al meglio ciò che già abbiamo». Il programma, finanziato dall'Ue, è condotto con la piattaforma Exscalate, che seleziona fra molti farmaci già validati quelle utilizzabili per nuovi obiettivi.



Nathalie Dompé è vice President Business Development di Dompé farmaceutici in Usa. È attualmente CEO di Dompé Holdings, la capogruppo con interessi nei settori farmaceutico, agricolo e hi-tech. Si è laureata in Economia Aziendale presso la Bocconi di Milano.

Luigi Nicolais è ingegnere e docente universitario. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, è stato Presidente del Cnr dal 2012 al 2016. È stato Ministro per le Riforme e l'Innovazione nella P.A. Ha fondato diverse società operanti nell'ambito dei materiali e dei nuovi cibi.

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