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Trapianto d'organo

Così il trapianto salva la vita

Sono passati quasi sessant’anni dal primo trapianto di rene effettuato con successo. Era il 1954 e l’intervento venne effettuato al Peter Bent Brigham di Boston su due gemelle monocoriali, una donatrice e l’altra ricevente. L’operazione ebbe successo proprio per questa perfetta similitudine genetica tra le due bambine che impedì qualsiasi fenomeno di rigetto. Da allora la scienza della sostituzione degli organi ha fatto passi da gigante, e non solo perché si sono moltiplicati gli organi potenzialmente trapiantabili. Anche l’immunologia, la scienza che studia i problemi della compatibilità dei tessuti, ha consentito di definire meglio le invisibili differenze che esistono tra un essere umano ed un altro, e i farmaci antirigetto sono di molto migliorati, riducendo i pesanti effetti collaterali che ne limitavano inizialmente l’impiego. Oggi il trapianto non è più un semplice intervento chirurgico che consente di guadagnare qualche anno di vita, ma può essere considerato una vera e propria terapia per molte gravi malattie che obbligherebbero alla dipendenza da una macchina, come l'insufficienza renale, oppure porterebbero alla morte, come accade per le gravi forme di cirrosi del fegato.

Nell’ottica di migliorare i risultati di questo approccio terapeutico, Dompé concentra le proprie attività di Ricerca & Sviluppo in due aree specifiche: il trapianto di fegato e il trapianto di isole pancreatiche

Il trapianto di fegato

Nel mondo ogni anno si effettuano circa 13.000 trapianti di fegato, di cui un migliaio in Italia1. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di trapianti da donatore deceduto, ma nel mondo cresce progressivamente la possibilità di donare una parte del fegato quando una persona è ancora in vita. Esistono ancora margini per ottimizzare ulteriormente i risultati di questo trapianto, soprattutto per quanto riguarda la reazione infiammatoria che caratterizza le prime fasi immediatamente successive alla sostituzione dell’organo e il conseguente rischio di rigetto precoce dell’organo trapiantato.

La ricerca Dompé per migliorare i risultati del trapianto di fegato

Dompé ha recentemente firmato un accordo di collaborazione con SatRX, azienda russa specializzata nello sviluppo di farmaci innovativi per il trapianto d’organo e per la cura di patologie metaboliche, come il diabete e l’obesità. La partnership si concentra sullo sviluppo clinico di Reparixin, farmaco innovativo frutto della ricerca Dompé. L’obiettivo è migliorare l’efficacia del trapianto di fegato riducendo la probabilità di rigetto dell’organo trapiantato.

L’alleanza tra le due aziende mira all’esecuzione degli studi clinici di Fase II e III con il farmaco, per arrivare alla registrazione e all’immissione in commercio dello stesso in diverse geografie. Reparixin, agendo sulla risposta immunitaria dell’organismo, riduce la reazione infiammatoria iniziale che aumenta la probabilità di rigetto dell’organo trapiantato a breve termine e ne compromette la funzionalità. Lo sviluppo del farmaco in questa indicazione prevede lo svolgimento di uno studio di Fase II/III, multicentrico, aperto e, randomizzato per valutare efficacia e sicurezza di Reparixin nella prevenzione del rigetto precoce del fegato trapiantato in pazienti sottoposti ad allotrapianto e a terapia immunosoppressiva standard. Lo studio recluterà 35 pazienti identificati in 7 centri clinici russi specializzati.

Il trapianto di isole pancreatiche

L’approccio terapeutico prevede l’infusione di isole pancreatiche da donatore, o in autotrapianto. L’obiettivo finale è quello della sospensione del trattamento insulinico. La procedura prevede dapprima il prelievo di isole pancreatiche, poi la successiva infusione e la formazione di “unità specializzate” nella produzione di insulina una volta trapiantate all’interno del fegato. I risultati, tuttavia, possono essere inficiati dalla reazione infiammatoria che si sviluppa nelle fasi immediatamente successive al trapianto, particolarmente intensa in caso di trapianto da donatore ma comunque significativa anche nel trapianto autologo.

La ricerca Dompé per migliorare i risultati del trapianto di isole pancreatiche

Dompé sta sviluppando una nuova molecola, Reparixin, frutto della ricerca Dompé, che consentirà il miglioramento dei risultati della procedura nel lungo termine grazie al suo peculiare meccanismo d’azione. Infatti la molecola agisce sulla risposta immunitaria dell’organismo che può compromettere la funzionalità delle isole pancreatiche. Reparixin è attualmente in fase di sviluppo clinico avanzato per il trapianto da donatore in diversi paesi europei. Inoltre negli Stati Uniti ha preso il via un trial per valutare il ruolo di Reparixin nel miglioramento dei risultati del trapianto autologo di isole pancreatiche.

 

Note

1 Fonti: http://www.liver-products.com/liver-therapy/liver-transplantation.html per il dato internazionale (consultato in data 15/01/2014), Centro nazionale trapianti per il dato italiano (31 ottobre 2013)